Musica - Cenacolo di Ares

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MUSICA


Disforia -  Malva
Formato CD

Spesso la vita ci mette in condizioni di nascondere dietro un angolo, in un anfratto, una parte di noi stessə. I motivi possono essere infiniti, a volte di motivo ne basta anche mezzo.
 
Quella parte di anima aspetta all’angolo, a volte ci propone di giocare a nascondino per ri-svelarsi, per giocarci in toppa, obbligandoci a interrogarci su chi è nascosto e chi nasconde, ma soprattutto se il vero angolo non sia la vita di tutti i giorni. In Disforia Malva ci ricorda che a giocare a nascondino non si è soli, siamo in moltə e ci invita cercarci perché le sorprese possono dar euforia per nuove a/ispirazioni.
 
 
                                                        Eleonora Dall’Ovo
 
Disforia
Musica
Anno di pubblicazione 2022
Titolo: Disforia
Auore: Malva
Formato: CD
Prezzo: Euro 11
Codice a barre: 8016670154006
IN USCITA IL 20 MAGGIO

11.00 €(IVA incl.)
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Amici miei -  Calabaza
Formato CD

PRESENTAZIONE
Ho incontrato per la prima volta Giacomo Calabaza nel secolo scorso, agli inizi del ‘900, intorno al 1930 per la precisione. Ci trovavamo entrambi a Parigi, in un piccolissimo club dove il nascente jazz europeo muoveva i primi passi. La sera suonava Django Reinhardt, in compagnia di Stéphane Grappelli e del loro leggendario quintetto. Notai subito quel tipo dall’aspetto trasandato, con quell’aria un po’ bohémien, sicuramente non era francese e sicuramente era a Parigi per tentare di inserirsi in qualche ambiente artistico, non potevo sbagliarmi. Non ho mai avuto problemi ad attaccare bottone con gli sconosciuti, e così feci pure quella volta. Gli parlai in francese, mi rispose in italiano, era lì da mesi, scoprii più avanti, ma non parlava una parola della lingua locale, era sempre stato negato per le lingue. Non mi ero sbagliato, era un chitarrista e stava cercando la sua strada. Dopo il concerto ci trattenemmo a bere qualcosa in quel buco di locale e passammo molte ore a chiacchierare sul senso delle nostre ricerche e dell’arte. Diventammo amici, avevo deciso che quel tipo umano mi piaceva e ci frequentammo per un periodo. Mi stupì il fatto che non avesse altri amici, lo vedevo sempre solo. Sì, ogni tanto mi faceva qualche nome, mi diceva che aveva scritto una canzone per questo e per quell’amico e me le faceva sentire. Le trovavo una gran figata, mi piaceva come suonava e come cantava, con quel tocco manouche che sicuramente aveva preso dal grande chitarrista gipsy e quel recitato che non aveva bisogno di nient’altro, se non della sua chitarra suonata abilmente. Mi ricordo ancora qualche nome, Malva, Serena, Ghero e Cenzo, Luca e qualche altro. Persone che non incontrai mai, forse erano frutto della sua fantasia, forse mi aveva detto una bugia, ma poco importava, mi piacevano e questo bastava. Vidi solo Fedro, un bastardino che aveva scroccato da un amico per racimolare qualche soldo suonando per strada, accompagnandosi con un vino scadente. Ci perdemmo di vista, sapevo che a Parigi non ce l’avrebbe fatta. Lo rincontrai molti anni dopo, in Italia, a Parigi non ce l’aveva fatta e aveva deciso di cambiare area. Eravamo nuovamente a un concerto, di Paolo Conte questa volta. Lo riconobbi subito, era senza dubbio lui, era solo invecchiato male. Questa volta non mi avvicinai subito, aspettai la fine del concerto. “Ti piace Paolo Conte?” gli dissi, si girò e anche lui mi riconobbe subito, ero senza dubbio io e pure io ero invecchiato male. “Ecco da dove viene il tuo cantato” aggiunsi. Il suo viso si aprì in un ghigno che voleva essere un sorriso, non era tipo da farsi prendere dall’entusiasmo, come me d’altronde, anche per quello mi piaceva. “Ti ricordi quelle canzoni degli amici?” mi disse a un certo punto, risposi affermativamente, allora lui si frugò in tasca e tirò fuori un cd. È questo.
Ivo Murgia
Amici miei
Musica
Anno di pubblicazione 2022
Titolo: Amici miei
Auore: Calabaza
Formato: CD
Prezzo: Euro 11
Codice a barre: 8016670154006
DISPONIBILE
11.00 €(IVA incl.)
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Punk-Autoriale (Dal punk alla canzone d'autore in una sola mossa) -  Igor Lampis StravyPaz
Formato Vinile (+ streaming card per scaricare il disco)

PRESENTAZIONE
Dopo l’avventura con il Nuovo Cantacronache, Igor Lampis “StravyPaz” torna al punk, suo primo amore, passando dalla canzone d’autore in una sola mossa, come recita il sottotitolo del suo nuovo lavoro Punk-Autoriale. Felice neologismo che segna una nuova tappa del suo percorso artistico, orgogliosamente targato 2020, come a marcare una resistenza culturale che continua a creare, coraggiosamente, anche in questi tempi funesti. Undici tracce che coinvolgono artisti isolani e non in un disco variegato, non solo nello stile ma anche nelle collaborazioni: Pasquale Posadinu, Quilo, Dandy Bestia (Skiantos), Fabio Marras, Max Viani, Giacomo Zucca, Nicola Pisu, Steve Minnei, Luca Ricatti, Mireille Safa, Beppe Chierici e perfino nei musicisti assoldati: Luca Veroni, Raffaele Cuomo, Fabio Perria, Stefano Mura, Lorenzo Veroni, Gianni Palmas, Michele Uccheddu, Claudio Kalb. Un disco quasi collettivo, perché c’è sempre più bisogno di fare rete e di mettere in contatto gli artisti, le menti creative, per dar vita a cose nuove, belle e stimolanti per tutti, senza inutili egoismi e vani personalismi. I temi trattati sono quelli a cui ci ha abituato la penna tagliente di Igor StravyPaz, i tempi moderni, le bassezze umane, la stupidità dilagante e la massificazione spersonalizzante, sempre irriverenti, pungenti, ironici e beffardi, con anche qualche nota più dolce e sentimentale nelle ballate inserite in questo nuovo disco.
Tempi funesti si diceva, tempi nei quali sembrano sfuggire di mano le poche cose veramente importanti per la vita dell’uomo, in favore di inutili futilità superficiali, con anche qualche ombra distopica che sembra addensarsi all’orizzonte, ma nei quali la forza artistica, la creatività innovativa sa ancora erigere barriere culturali, capaci di resistere anche alla più volgare delle aggressioni.
Ivo Murgia
Punk-Autoriale (VINILE + MP3 - Ed. limitata 200 copie numerate)
Musica
Anno di pubblicazione 2020
Titolo: Punk-Autoriale
Auore: Igor lampis "StravyPaz"
Formato vinile (+mp3)
Prezzo: Euro 15
Codice a barre 8016670146568
DISPONIBILE
15.00 €(IVA incl.)
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Orizzonti di boria - Calogero incandela


PRESENTAZIONE
Nella società dove la cultura e la politica si sradica e si autoghettizza contraddicendo fin l’etimo e il senso dei propri termini; nell’alienazione che porta ad amare quello che si odia e odiare quello che si ama; nel tempo in cui la ragione si vede alla deriva e la deriva si afferma quale sola possibile ragione, vedo due modi di distruggere l’assurdo: l’antiassurdo e il controassurdo. Il primo contrasta il nemico colpo su colpo, ne esaurisce le energie e le assorbe a proprio vantaggio fino a che la realtà, ridefinita, ripiomba coi talloni sull’onesta terra. Il secondo incassa i colpi e accumula forza, sembra addirittura che debba crollare da un momento all’altro. Poi, quando e come meno ci si aspetta, afferra l’avversario alle estremità con una stretta di sumo e, quando l’ha capovolto, lo pianta con la testa nella terra – meglio se di campagna - e coi piedi a sventolare in aria, alla berlina di un pubblico che, da sempre, non sa se prendere la cosa sul serio o per scherzo. Calogero Incandela, bombastico ed esterofilo nome d’arte del bagherese Salvo Mineo, appartiene all’ultima scuola. Mineo/ CalInca è tra i geni (non raccapponi, è inteso fuori d’ogni accezione romantica) che non concedono vie di mezzo: o lo si capisce e lo si ama o non lo si capisce e gli si muove qualsiasi sorta di “critica” (la semplicità delle armonie, la modestia degli arrangiamenti, la monotonia fonica e tematica; tutte cose che, per inciso, chi scrive ritiene pregi).
Qualche Bertoncelli - ché “tanto ci saranno sempre” - gli contestava persino l’affezione per …le rime! Salvo, c.v.d., non esemplificare altro che dabbenaggine e miopia imbarazzante nel cogliere una cifra che, coscientemente, si sceglie la parte tra rivolta, rinuncia e provincia. Non occorre, è il manifesto in filigrana della poetica calogeresca, raggiungere lo zenit per avere la cartografia dei mali del mondo: essi pervadono ogni suo anfratto e ogni prospettiva da cui lo si guarda. Anche un cane, se gli si desse la parola, saprebbe scolpire uno j’accuse da antologia alla società contemporanea. Dire “in controtendenza” è poco, in un panorama discografico in cui il nulla condito col niente esaurisce i nomi di città dagli atlanti aperti a caso e non gli resta che estinguersi o …rilanciare sulla Corea del Nord. I treni, i pullman, i bus che attraversano oniricamente le canzoni di Calogero, portano sempre alla stessa umanità lasciata alla stazione, agli stessi perché e agli stessi paraculi che i perché li nascondono sotto tappeti di soldi ricuciti d’opportunismo. Calogero Incandela è un antidivo, un anti-indie, un anti-tutto quello che va. Mi diceva un amico che cantilenare certi suoi brocardi socio-esistenziali gli dava lo stesso effetto liberatorio di suonare L’Internazionale col maranzano, il cui retrogusto nasale e beffardo ricorda molto da vicino il timbro di Incandela. Che quell’amico, in vita sua, non abbia mai suonato un maranzano e che quella sera fosse ubriaco finito, non toglie che abbia singhiozzato, tra un cocktail e l’altro, un suo shaker di verità. Ma oltre ogni probabile o improbabile analogia, c’è lo specifico dell’autore, il genius loci di una Sicilia al crepuscolo: epigrammatico e amaro, iperrealistico e surreale, crudele e tenero, sociale e introspettivo, malinconico e sempre con un “poi” che dispiega da mezzo il portafoglio come un quadrifoglio. E sono certo che apprezzerà la rima.
Salvo Lo Galbo

Orizzonti di boria
Musica
Anno di pubblicazione 2019
Titolo: Orizzonti di boria
Auore: Calogero Incandela
Formato: CD
Prezzo: Euro 10
codice a barre 8016670136903
DISPONIBILE
10.00 €(IVA incl.)
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Tutto su "La Cattiva erba" di Beppe Chierici

Di seguito una serie di articoli e recensioni sul libro contenente 2cd "La Cattiva Erba" di Beppe Chierici entrato a far parte del nostro catalogo nel 2016

La cattiva erba - (Libro+doppio cd)
Musica
"La cattiva erba" + 2 cd - Beppe Chierici
"La Cattiva erba" libro + 2 cd con 40 canzoni di Brassens
Traduzioe e canto: Beppe Chierici
DISPONIBILE
25.00 €(IVA incl.)
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Cabudanni - DR Drer e CRC Posse

È finalmente online il nuovo cd Cabudanni della band Dr.Drer & Crc Posse, già presente in tutte le piattaforme musicali, e che entra a far parte delle pubblicazioni del Cenacolo di Ares che lo distrubuirà tramite Audioglobe a partire dal 7 luglio.
La band, che festeggia quest'anno il 25esimo anno di attività, in questo cd si avvale della presenza di ben due producer musicali (Alessandro Coronas e Andrea Piras) che hanno lavorato ognuno ad una parte del disco, e di una interessante presenza di musicisti, provenienti dalle più disparate esperienze artistiche. Si tratta perlopiù di professionisti sardi che lavorano nell’Isola e all’estero, ma troviamo anche studiosi della tradizione sarda, e pure musicisti internazionali che hanno da anni un legame forte con la nostra terra.
Si tratta del curdo Mubin Dunen (ney, cura), di Mauro Laconi (chitarra), Tomas e Mauro Addari (percussioni), Claudio Corona (hammond), Antonio Firinu (fisarmonica), Andrea Scalas (dubmastering), Adriano sarais (tromba), Piero Marras (synth), Francesco Capuzzi (electroneddas, launeddas elettroniche).
Una lunga gestazione per la costruzione delle nuove canzoni ha prodotto un insieme di sonorità che, anche questa volta, raccontano storie di lotta e di amore, partendo dalla propria terra per parlare di tutto il mondo.

Per info e contatti:
info@crcposse.org

comitatoeditoriale@cenacolodiares.com

Cabudanni
Musica
Anno di pubblicazione 2017
Titolo: Cabudanni
Autore: Dr. Drer e CRC Posse
Formato: CD Audio
Prezzo: Euro 10
Codice a barre: 8016670140252
DISPONIBILE
10.00 €(IVA incl.)
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Storie in forma di canzone - Nicola Pisu

Se la poesia è lambire le corde più intime di un individuo, allora questa è purissima.
(Loretta Ramognino, MAT2020)
Nella scrittura in musica di Nicola Pisu, autore e compositore delle tredici canzoni che compongono l’album, la forte propulsione narrativa si dissemina in un lungo percorso che non tradisce la cifra stilistica prescelta ma si carica di esperienza e sperimentazioni intrise di buon vento.
(Laura Medda, A-RIVISTA ANARCHICA)

Il cantautore Nicola Pisu nasce nel 1973 a Serrenti, piccolo centro della Sardegna; nell’isola intraprende e sviluppa il suo percorso artistico. Diverse esperienze musicali caratterizzano il periodo giovanile a partire dalle formazioni rock e, negli anni successivi, con il gruppo Suoni e Rumori Popolari.  Seguirà una breve parentesi nel Canzoniere del ‘900 insieme alla cantante e attrice Clara Murtas. Interprete e autore di brani inediti, Nicola Pisu trova nella canzone d’autore italiana e di scuola francese i cardini della sua formazione culturale e musicale. Le influenze letterarie si rivelano determinanti per la nascita del suo primo concept album: Abacrasta e dintorni, liberamente ispirato ai romanzi dello scrittore Salvatore Niffoi, viene pubblicato nel 2008. Tra le sue collaborazioni artistiche è degna di nota la partecipazione allo spettacolo Angelicamente anarchico di e con Don Andrea Gallo nel 2010. A distanza di qualche anno prosegue il suo percorso artistico con la pubblicazione dell’album Storie in forma di canzone (2013), nel quale ritroviamo ancora le influenze del mondo letterario e sono rintracciabili con maggior evidenza i cardini della sua formazione culturale e musicale. Questo secondo progetto sarà la conferma di una  linea stilistica precisa ma aperta a diversi percorsi che nel tempo si tradurranno in nuove soluzioni espressive. L’incessante ricerca musicale infatti vestirà in maniera particolarmente originale e ricca il successivo album Girotondo (2014), raccolta di scenari e ritratti di solitudini emarginate con la quale il cantautore definisce l’essenziale caratterizzazione del suo orizzonte poetico. Negli ultimi anni, pur dedicandosi con parsimonia all’attività concertistica, propone diversi brani inediti: alcuni sono legati all’esperienza di traduzione che trova ispirazione nelle opere firmate da importanti autori stranieri quali Leonard Cohen, Bob Dylan, Tom Waits e Lou Reed. Nel 2015 “Chi col fuoco”, libera traduzione e adattamento di Who by fire di Leonard Cohen, viene inclusa  in una compilation dedicata al cantautore canadese e prodotta a San Pietroburgo. Dall’incontro con Max Manfredi nascono le esibizioni live in occasione dei tour isolani del noto cantautore genovese. Nel 2016 pubblica Canzoni da solo, album di inediti registrati in presa diretta accompagnandosi con la sola chitarra.


Storie in forma di canzone
Musica
Autore: Nicola Pisu
Prezzo: Euro 10
Formato: Audio CD
DISPONIBILE
10.00 €(IVA incl.)
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Girotondo - Nicola Pisu

Un album pensato, essenziale, schierato, dolente e struggente come una preghiera al dio dei senza tetto né legge, denso di senso e di parole, come non capita spesso di sentirne più. Un album per il quale l’aggettivo d’autore non  risulta speso a vuoto.
(Mario Bonanno, MESCALINA)

Undici poesie, a volte proposte in forma di ballata, che raccontano le vite dei fantasmi che pullulano nelle nostre città. Storie di emarginazione, di violenza, di sogni infranti, storie che è più comodo non ascoltare.
(Fortunato Mannino, SOUND36 MUSIC MAGAZINE)


Il cantautore Nicola Pisu nasce nel 1973 a Serrenti, piccolo centro della Sardegna; nell’isola intraprende e sviluppa il suo percorso artistico. Diverse esperienze musicali caratterizzano il periodo giovanile a partire dalle formazioni rock e, negli anni successivi, con il gruppo Suoni e Rumori Popolari.  Seguirà una breve parentesi nel Canzoniere del ‘900 insieme alla cantante e attrice Clara Murtas. Interprete e autore di brani inediti, Nicola Pisu trova nella canzone d’autore italiana e di scuola francese i cardini della sua formazione culturale e musicale. Le influenze letterarie si rivelano determinanti per la nascita del suo primo concept album: Abacrasta e dintorni, liberamente ispirato ai romanzi dello scrittore Salvatore Niffoi, viene pubblicato nel 2008.
Tra le sue collaborazioni artistiche è degna di nota la partecipazione allo spettacolo Angelicamente anarchico di e con Don Andrea Gallo nel 2010. A distanza di qualche anno prosegue il suo percorso artistico con la pubblicazione dell’album Storie in forma di canzone (2013), nel quale ritroviamo ancora le influenze del mondo letterario e sono rintracciabili con maggior evidenza i cardini della sua formazione culturale e musicale. Questo secondo progetto sarà la conferma di una  linea stilistica precisa ma aperta a diversi percorsi che nel tempo si tradurranno in nuove soluzioni espressive. L’incessante ricerca musicale infatti vestirà in maniera particolarmente originale e ricca il successivo album Girotondo (2014), raccolta di scenari e ritratti di solitudini emarginate con la quale il cantautore definisce l’essenziale caratterizzazione del suo orizzonte poetico.
Negli ultimi anni, pur dedicandosi con parsimonia all’attività concertistica, propone diversi brani inediti: alcuni sono legati all’esperienza di traduzione che trova ispirazione nelle opere firmate da importanti autori stranieri quali Leonard Cohen, Bob Dylan, Tom Waits e Lou Reed. Nel 2015 “Chi col fuoco”, libera traduzione e adattamento di Who by fire di Leonard Cohen, viene inclusa  in una compilation dedicata al cantautore canadese e prodotta a San Pietroburgo.
Dall’incontro con Max Manfredi nascono le esibizioni live in occasione dei tour isolani del noto cantautore genovese.
Nel 2016 pubblica Canzoni da solo, album di inediti registrati in presa diretta accompagnandosi con la sola chitarra.


Girotondo
Musica
Autore: Nicola Pisu
Prezzo: Euro 10
Formato: Audio CD
DISPONIBILE
10.00 €(IVA incl.)
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I canti dei Menestrelli - Daisy Lumini e Beppe Chierici

Nel 1973, oltre quarant’anni fa, il Servizio delle Pubbliche Relazioni delle Acciaierie di Piombino, nella persona del loro responsabile Umberto Corsini artista e grafico raffinato, mi proposero di realizzare la registrazione audio dello spettacolo teatrale "I canti dei menestrelli" che da mesi Daisy Lumini ed io, portavano in giro per l’Italia, da inserire unitamente ai testi letterari e alle prestigiose presentazioni di Aldo Palazzeschi, Gianfranco Contini e Grytzko Mascioni in un prezioso cofanetto in tela pregiata realizzato in alcune centinaia di esemplari fuori commercio e destinato come strenna natalizia per V.I.P. in quell’anno. Oggi grazie agli amici sardi delle Edizioni “Il cenacolo di Ares” quel nostro lavoro destinato originariamente sotto forma di long-play a pochissimi eletti è finalmente a disposizione, sotto forma di CD con tanto di libretto, di chiunque vorrà accostarsi alla scoperta dei duecenteschi grandi poeti e musicisti trobadorici, autentici antesignani della “canzone” d’amore e non soltanto. Ho chiesto espressamente agli editori che il Cd porti la menzione “in ricordo di Daisy Lumini” che mi fu eccelsa guida musicale, nonché complice e compagna di vita e d’avventura artistica per 10 anni. Daisy ed io, abbiamo sempre considerato che "I canti dei Menestrelli" rappresentasse il nostro lavoro più compiuto, colto e raffinato. Ricordo che spesso ci rammaricammo, in cuor nostro, che la sua testimonianza sonora rimanesse in Italia per sempre racchiusa nei suoi rari e preziosi cofanetti 42x33 cm. di tela pregiata.
Beppe Chierici

Sono molte le ragioni che hanno ispirato la composizione di questo cd e una più dell’altra degne di encomio. Prima fra tutte quella di aver ritrovato per ciascuna poesia il commento musicale, la propria musica che mira a ricordare, se qualcuno lo avesse dimenticato, la stretta, inscindibile parentela che ci fu sempre fra musica e poesia, musica che la poesia ha in sé e il commento non ha altro fine che quello di scoprirla.
...
Altra ragione di plauso, non minore di questa, è di aver riproposto all’attenzione degli amatori la poesia Provenzale, dei Trovieri, che ci dimostra che la poesia quando è genuina, sia fuori del tempo, componimenti scritti quasi mille anni fa ci appaiono espressioni umane e ingenue di vita attuale; poesia nuda che sembra scritta per i poeti esclusivamente per vivere con essi la più segreta intimità.
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Allo scopo di diffonderla, taluno s’incaricò di rivestirla secondo il gusto dell’ora, con magnificenza: la storia, la cronaca dei fatti dei costumi e delle idee, ma che ne costituiscono la parte caduca, destinata alla polvere.
Se un giorno dovesse cadere tutta l’impalcatura che forma la Commedia di Dante, in mezzo a tante rovine si vedrebbero sbucare qua e là dei fiori di incantevole freschezza: la poesia Provenzale è come quei fiori, ma senza le rovine.
Aldo Palazzeschi
Roma, novembre 1973
...
Muovendo dall’ovvia constatazione che la lirica in lingua d’oc era, almeno nella sua produzione classica, tutta lirica musicata, e che gli inventori di quegli incantevoli libretti erano di massima anche inventori delle melodie. Fummo in particolare noi italiani, “siciliani” o stilnovisti, a rompere letterariamente questa beata simbiosi.
...
Il divorzio, del resto, non fu soltanto italiano, se sulle varie decine di canzonieri manoscritti, redatti di là o di qua delle Alpi, che ci hanno tramandato un’alta pagina di civiltà qual è la poesia trobadorica, non più di un paio, conservano le melodie, uno trascritto in Linguadoca, uno, di gran lunga il più importante, nel Nord d’Italia, il canzoniere oggi all’Ambrosiana. Questo si ripete per giustificare, pur deplorandolo, , lo spacco che separa i pratici dei testi verbali e i pratici dei testi melodici. Ma ciò non valga a ritirare fra gli “aficionados” un capitolo i cui valori meriterebbero di essere fruizione comune, sottratta al tanfo biblioteconomico del laboratorio. Questa è stata manifestamente l’intenzione di chi ha promosso l’acclusa registrazione, per ringraziare del cui limpido piacere vorrei solo non trovarmi sulla linea di semi-incompetenza, linea che per altro le più giovani leve mi pare stiano felicemente abbandonando.
...
Senza alcuna palese indicazione ritmica, senza alcun accompagnamento strumentale, ben si comprende come la maggiore difficoltà dell’interpretazione e della trascrizione consiste nello stabilire il ritmo d’una tal melodia. Come modello ideale si offrì la restaurazione del canto gregoriano operata dai benedettini di Solesmes, il cui “metodo del tutto intuitivo” consistette nel “ tradurre in suono quegli antichi segni musicali, cantarseli”: il ritmo libero fu acquisito “ mercé esercizio ed affinamento della pronunzia, della lettura, della declamazione”.
Per una simile avventura (“una delle più belle avventure dello spirito artistico”) sono passati in sostanza, a modo loro, i promotori dell’esperienza qui registrata, fondando sopra un’amorosa intuizione il tentato recupero dei valori fonici.
...
La solida e squisita voce di Daisy Lumini, voce femminile ardente ed educata, punteggiata da un sobrio accompagnamento retto da un’intuizione estemporanea, sillaba qualche volta la fonicità originaria, più spesso un equivalente italiano che ha l’ambizione di renderne la portata, ancora più che semantica, timbrica. Non la valuterò in termini di esattezza, ma di gusto e d’intelligenza, che sono positivi.
Per quanto riguarda l’Italia, alla “Fiorita di liriche provenzali” osata dal valentissimo Canello con la benedizione del Carducci che lo chiamava il “signor Canello”, non esito a preferire “il sig. Chierici”.
Gianfranco Contini

Quando, nella vecchia casa romana di via dell’Orso, luogo dei nostri fraterni incontri, Daisy si provava, le prima volte, a dar voce e canto ai testi e alle musiche provenzali che Beppe via via cercava e trovava, il gusto della loro scoperta era anche cosa mia. Così partecipavo sul nascere alla nuova gioia e alla nuova avventura nella quale i miei due amici si erano trovati coinvolti per quelle misteriose e amorose ragioni che nemmeno loro saprebbero esattamente ridire, ma ai cui risultati mi hanno ormai, felicemente , abituato. E certo, era una meraviglia assistere allo sgretolarsi delle mie poche e vecchie nozioni scolastiche, che rivelavano, dietro la solita maschera gessosa, la vita vera e musicale della letteratura - ma preferirei chiamarla  testimonianza umana – dei trovatori, dei trovieri e dei menestrelli. La chitarra luminosa di Daisy, la sua voce chiara e forte e tenera, le parole di Beppe, la sua istintiva a sorprendente destrezza nel pronunciare in un italiano semplice e persuasivo ma anche  poeticamente inventato i versi di lingue quasi del tutto perdute, il vino e l’amicizia di quelle lunghe sere che facevano, tutte insieme, come un piccolo teatro nel quale si recitava, a soggetto, , la ricreazione d’un mondo sepolto. Canzoni d’amore confidente o disperato, scoppi di genuina allegria popolare e sanguigne invettive civili, colte schermaglie cort4esi e liberi slanci nell’azzurro di alte accensioni liriche, erano il corpo stesso di una rivelazione al cui fascino non potevo sottrarmi. Per me, avevo bisogno che la splendida impresa di Daisy Lumini e di Beppe Chierici diventasse anche un po’ mia, testimone involontario e fortunato e subito innamorato: così decidemmo insieme di aggiungere alle parole e alla musica le immagini che divennero quattro piccoli film, prodotti dalla televisione svizzera. Raramente sono stato così pienamente convinto di un mio lavoro: e convinto fu anche il pubblico, che avvertì come una sorpresa e un dono la possibilità che gli era stata offerta di conoscere un universo di poesia del tutto ignoto eppure straordinariamente vivo, moderno, attuale. Ma il pubblico, decretando successo pieno a una materia  che sulla carta si presentava abbastanza ostica e esclusiva, forse avvertì qualcosa di più : una specie  d’incantamento sentimentale, vissuto con una sincerità che, quando c’è, si sente e rende ogni cosa più facilmente comunicabile. Quel nostro incantamento, durò per tutta una stagione serena di lavoro e passione e dura ancora: ma è bello sapere che oggi non dura più soltanto per noi. E’ il significato segreto, ma non troppo, di questo disco che risento soprattutto come una proposta di incontri felici, di condivise gioie e scoperte,  che tutti possiamo , con daisy e con Beppe,vivere e rivivere nel segno di valori che, che anche in questi tempi duri, a resistere ce la fanno, a dispetto di qualsiasi crisi: la poesia, l’amicizia.
Grytzko Mascioni
Lugano, dicembre 1973

Note sull’esecuzione
Ho incontrato con gioia Daisy Lumini e Beppe Chierici in questa loro ri-creazione e scoperta dei canti e della danze dei menestrelli, ai quali essi hanno ridato uno squisito sapore popolare che li rende nuovamente attuali e vivi. E sull’apertura di queste “vivificate” linee melodiche e ritmiche ho inseguito una mia fantasiosa immagine dei suoni dei menestrelli, insistendo con tutti gli esecutori perché si considerassero per un momento, dei giullari, dei nomadi che avendo appreso questi canti e avendone fatta una personale trasformazione, ora li eseguissero in giro per le corti e per i villaggi. Ognuno ha perciò suonato con libertà di accenti, di inflessioni e con “portamenti” quasi zingareschi. Piuttosto che inseguire un vano rigore filologico ho preferito fantasticare sul virtuosismo e sulle intuizioni di questo sanatori erranti che tanta ammirazione avevano raccolto in tutto il medioevo, sia negli ambienti colti che presso il popolo.
Per l’esecuzione dei brani considerazioni e necessità del tutto pratiche mi hanno indotto ad accoppiare a strumenti di pura tradizione trobadorica e giullaresca, quali la ribeca, la viella, gli zufoli, le percussioni, i pifferi, il flauto dolce e i liuti, altri strumenti di uso più tardo come la viola da gamba, la viola soprano, il flauto traverso, l’oboe, la tiorba, la chitarra.
Ettore De Carolis

GLI ESECUTORI:
Daisy Lumini: canto, fischio, liuto a 6 corde.
Beppe Chierici: canto
Ettore De Carolis: ribeca, viella, chitarra, tiorba, liuto a 6 corde d a 11 corde.
Nicola Samale: zufolo, flauti (dolce in do, dolce in fa, traverso.
Giorgio Battistelli: percussioni ( tam-tam grave, tamburello basco, crotali, cimbali, timpani)
Leonardo Boari: violone, viola da gamba.
Francesco Splendori: zampogna.
Ermete Curina: oboe.
Ricerche musicali: Daisy Lumini
Ricerche letterarie e traduzioni in italiano: Beppe Chierici
Arrangiamenti musicali: Ettore De Carolis
Tecnico del suono: Franco Uggeri

I canti dei menestrelli
Musica
Anno di pubblicazione: 2017
Artisti: Daisy Lumini e Beppe Chierici
Formato: Audio CD
Prezzo:15 euro
N° catalogo: Ares-003
Codice a barre: 8016670131076
NON DISPONIBILE
15.00 €(IVA incl.)
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100 volte W Brassens! - Beppe Chierici

Presentazione
Come dice il titolo del disco, siamo arrivati a 100! Beppe Chierici ha raggiunto il suo obiettivo di cantare 100 canzoni di Brassens e noi collaboratori e fans ne siamo felici! La mia esperienza personale con il traduttore/cantante Chierici è stata un’esperienza di curiosa e soddisfacente ricerca. Ho dovuto faticare non poco per scovare qua e là, dispersi nella rete, i suoi vecchi lavori e posso dire che sono tutti dei capolavori, dai primi degli anni 60 agli ultimi degli anni 2000. E a differenza dei tanti traduttori e interpreti italiani che ho ascoltato, ho avuto subito la sensazione che questo uomo d’altri tempi facesse tutto ciò per un solo motivo: amore smisurato verso il suo amico Georges! Cosa che appartiene solo a lui e motivo per cui considero Beppe Chierici il migliore traduttore e interprete italiano di Brassens. Dopo averlo ammirato come artista, ho avuto la possibilità di conoscerlo di persona e di poter collaborare con lui. Il frutto della nostra collaborazione è appunto questo disco di cui ho curato gli arrangiamenti e suonato le musiche insieme all’ormai sempre presente e insostituibile Giuseppe Mereu alias Doc Pippus che come me condivide la passione per i due cantautori. Per queste tredici canzoni Beppe ci ha chiesto degli arrangiamenti semplici, chitarra e basso, che ricordassero gli originali e che profumassero di live, ed è quello che abbiamo fatto. Infatti ascoltando il disco si ha l’impressione di essere catapultati in un vecchio locale dove un tipo come “Il Bercio”, tra un urlo e l’altro, riempie di vino scadente i bicchieri bucati dei suoi avventori assetati, mentre tre musicisti, incuranti della confusione, ma in perfetta sintonia con la situazione, tanto da avere loro stessi il bicchiere pieno, allietano la serata ai presenti con le belle canzoni del cantautore francese che, a poco a poco, catturano l’attenzione dei più distratti, dopo avere già catturato l’attenzione delle belle fanciulle in sala! A cose fatte dopo l’ascolto del disco ho detto a Beppe: «Mi piace molto, è il disco più punk che hai fatto!» Non so come l’abbia presa ma per me è un complimento sincero!
Buon ascolto.
Igor Lampis

100 volte W Brassens!
Musica
Anno di pubblicazione 2019
Titolo: 100 volte W Brassens!
Auore: Beppe Chierici
Prezzo: Euro 10
Formato: Audio CD
Codice a barre 8016670137054
DISPONIBILE
10.00 €(IVA incl.)
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W Brassens per altri 100 anni! - Beppe Chierici


Cantare a quattro mani: Beppe Chierici e Georges Brassens
 
 
 
Beppe Chierici è il testimone del mondo di Georges Brassens e non soltanto un traduttore delle sue canzoni. Ha incominciato in gioventù a dedicarsi alla trasposizione in italiano delle storie raccontate in musica dal grande cantautore francese e ora, alla bella età di 84 anni, pubblica altre 27 canzoni, alcune tradotte di recente, altre limate e completate nel tempo, proprio alla maniera di Brassens. Se il titolo del primo LP, Beppe come Brassens, può già essere considerato emblematico: il titolo di quest’ultimo album, doppio CD del 2021: W Brassens per altri 100 anni, strizza l’occhio, in pieno stile Chierici, al centenario della nascita di Georges. Si tratta di un bel complemento all’opera omnia delle traduzioni che Beppe, con spirito divulgativo, ha voluto dedicare al suo grande modello, in questa data in cui ricorre anche il quarantennale della sua scomparsa.
 
Nel mosaico dei traduttori di Brassens che, non dimentichiamolo, è il cantautore più difficile da tradurre – per la complessità dei suoi versi e per la rete di riferimenti francesi – ma al tempo stesso, paradossalmente, è anche il più tradotto al mondo, Chierici è il traduttore amico. Il che gli conferisce una specificità che travalica l’aspetto artistico. C’è stato, in passato, un altro traduttore amico di Brassens, Pierre Pascal, ma le sue versioni in spagnolo sono state interpretate da un altro comune amico, il grande Paco Ibañez che le ha portate al successo e che spesso viene identificato come il traduttore stesso. Essere al contempo l’interprete, il traduttore e l’amico è un primato che Beppe assume e vive in modo esemplare, con affettuosa fedeltà. L’amicizia è la molla del suo lungo percorso di traduzione.
 
Personaggio multiforme, rude e tenero, schietto e divertente, Beppe Chierici è un attore che racconta, con la sua voce particolare, quelle storie di Georges che, da traduttore, riesce a filtrare senza “falsificarle” nell’altra lingua. Una sorta di appropriazione, segreta e spontanea. Tutti i traduttori vogliono diffondere le canzoni di Brassens, ma Beppe, in più, fa emergere, attraverso il ricordo, la dimensione dell’uomo, del cantante, oltre a quella dell’autore. Beppe è il coinvolgente portavoce del messaggio di Georges, in grado di ricostruirne quel fondo di umanità sempre presente, anche nelle situazioni apparentemente spassose.
 
Rapportarsi a Brassens è tema dominante nella vita e nell’opera di Beppe Chierici traduttore. Con due fasi distinte. La prima incomincia in Africa, negli anni Sessanta. Racconta che, mentre camminava nella giungla, le parole delle canzoni di Brassens gli venivano in mente direttamente in italiano. Si direbbe che abbia voluto poi evocarla, questa sovrapposizione, con gli inserti dell’originale di Brassens che ogni tanto fanno capolino, nelle canzoni. “Georges Brassens, si divertiva a cantare con me… per questo lo voglio presente”, mi ha detto. E questi momenti ludici e sentimentali diventano la specificità delle sue traduzioni, dei suoi spettacoli e pure di quest’ultimo disco. “Avevo bisogno dell’approvazione di Brassens, prima di pubblicare le traduzioni… la sua generosa presentazione del disco fu una sorpresa.” Grande privilegio, presentare le versioni italiane direttamente all’autore. E Beppe ci tiene a puntualizzare: “Georges ha amato i miei primi arrangiamenti, diceva che l’avevamo reso solare… Non mi ha accettato perché lo traducevo, c’è stata una corrente di simpatia e di affetto! Mi ha anche portato in tournée con lui”.
 
La seconda fase, una ripresa dopo un lungo silenzio a seguito della morte di Brassens, è più ricca di pathos; è l’espressione compiuta dell’età matura. Due momenti di un’unica avventura: far conoscere ‘il suo’ Brassens in italiano e a suo modo, ovvero rileggendolo e riscrivendolo il più fedelmente possibile. Dichiara che “Brassens non ha assolutamente bisogno di essere reinventato” e che lui, Beppe, mai e poi mai potrebbe allontanarsi, traducendolo, dal suo modello perfetto, per adattamenti più arbitrari. Uomo di spettacolo – “Sono un giullare della canzone”, dice di sé – modella il suo cantante sulle sue corde più genuine, pur volendo essergli fedele.
 
La pratica traduttiva di Chierici investe tutta la sua vita e sa filtrare nuove parole capaci di trasmettere l’emozione. È soggiogato dalla rima in Brassens, dall’importanza delle sonorità dei suoi versi e avverte la necessità di riprodurne la magia in italiano. È il compito e la forza della canzone, che la traduzione riesce ad ampliare.
 
Nell’interscambio traduttivo, trova spazio anche il ruolo del traduttologo, soprattutto se non si tratta di opere del passato, bensì di un prodotto di rapida fruizione quale la canzone e se c’è conoscenza diretta fra il critico e il traduttore stesso. In tale ottica, mi preme fare qui un riferimento alla mia esperienza. Tanto tempo fa, nel mio primo articolo sulle traduzioni di Brassens, avevo disapprovato una certa tendenza alla letteralità delle traduzioni di Chierici che portava all’uso di un lessico a volte desueto, con parole troncate a fine verso per mantenere le rime, il che mi era parso un indebolimento del valore poetico. Nel gioco delle comparazioni, per altro legato al testo scritto con il supporto di audiocassette su cui un amico mi aveva registrato i dischi, introvabili, avevo preferito altre versioni che ricreavano la poesia e i personaggi di Brassens nella realtà italiana. All’epoca, non avevo ancora preso la misura della canzone e delle sue specificità; del fatto che l’interpretazione trasfigura il testo. La vecchia e sempre attuale opzione traduttiva: il testo tradotto deve andare verso il testo di partenza o spostarsi verso la lingua e la cultura di arrivo? La fruizione delle canzoni, la preferenza per una ricreazione artistica, avevano avuto il sopravvento sulla congettura più tecnica che porterebbe a giustificare comunque la scelta del traduttore. Poi, non si trattava di sola poesia: erano canzoni. Ecco quindi entrare in gioco e imporsi l’interpretazione, la voce, la scena. E il mio rigido giudizio cominciò a sfumarsi. Scoprii che interpreti di Brassens cantavano le traduzioni di Chierici, cominciai a riflettere. Soprattutto perché, in fondo, Beppe non era molto conosciuto dal grande pubblico. C’era quindi un successo di nicchia. La traduzione aveva svolto il suo ruolo importante di comunicazione, i temi di Brassens erano rispettati e diffusi. Lo stesso Brassens si era, del resto, riconosciuto in quelle canzoni più “trasparenti”, l’aveva dichiarato. Forse, la mia critica è stata comunque costruttiva, ha contribuito a rivelare allo stesso autore che avrebbe potuto trovare altre vie per tradurre Georges, sviluppare nuove potenzialità operando delle scelte lessicali più vicine alla realtà italiana, con il risultato di far venir fuori belle proposte traduttive legate al testo poetico di partenza.
 
Terminerò la mia presentazione citando alcune traduzioni che ho particolarmente apprezzato; per esempio, Nanà, ovvero Bécassine. Qui Chierici è riuscito non solo a rispettare lo schema rimico, ma anche a riprodurre fedelmente il metro; ricorre infatti ai novenari che sono l’equivalente degli octosyllabes dell’originale. La sua versione è ben caratterizzata dalla coerenza delle scelte lessicali dal sapore arcaico: reame, certame, araldi, beltà, ecc., che ci conducono in un universo di racconto antico. Il piano della narrazione della canzone si intreccia con quello, più generale, delle storie. Bécassine è infatti l’eroina, un po’ ingenua, di un classico fumetto francese che compare nel 1905. Il personaggio, molto noto e stereotipato, è quello di una ragazza di campagna, nella fattispecie bretone, con la sua tipica cuffia. Il nome stesso che corrisponde al beccaccino ha, fra le sue accezioni, il senso figurato peggiorativo di “donna stupida o ridicola”, con riferimento al sistema di valori arretrato di chi proviene dalla campagna. Bécassine viene da un altro luogo e da un altro tempo e Brassens – forse anche rendendo omaggio alla Bretagna che tanto amava – la trasforma, come spesso avviene nella sua scrittura poetica, e ci tramanda l’archetipo della fanciulla semplice e di umile condizione, ma sicura di sé e capace di scegliere la persona da amare, di seguire il suo cuore. Non potendo rifarsi a tale tradizione francese, Chierici riscrive le vicende di una fanciulla che rassomiglia a quella dell’originale; una storia vecchia e nuova, atemporale come spesso sono quelle raccontate da Brassens. Interessante il modo in cui è tratteggiato il co-protagonista della canzone: Beppe ne fa un saltimbanco, un ignoto trovatore, un menestrello, inserendolo quindi perfettamente nell’universo di Brassens, ricco di menestrelli che, nel loro andare, incrociano le vite delle fanciulle. Si pensi a La princesse et le croque-note, che Chierici aveva tradotto La principessa e lo strimpellatore (nell’album Brassens amico mio), oppure all’altro celebre musicante, Le petit joueur de flûteau, tradotto Il giullare (in La cattiva erba, CD 1). Il menestrello di questa canzone è un “menestrello da strapazzo” un lessema che ben si adatta allo stile di Chierici e che qui corrisponderebbe a un innamorato “non selezionato, scelto alla rinfusa” (un amoureux de tout-venant). Chierici sviluppa, traducendo, le connotazioni del personaggio: dal termine robin, che in francese significa “uomo da poco” costruisce un efficace riferimento culturale, coerente con l’insieme “fiabesco”: Robin Hood, e ci narra che un Robin Hood del popolino / Quella storia un dì narrò / e il tempo ce la tramandò. La conclusione, variata da Chierici, che tralascia la ripetizione di alcuni versi all’interno delle strofe, ritorna all’idea della storia tramandata. Quindi, modificando l’ultimo verso che è una ripresa dei versi ripetuti più volte, sovrapponendolo al menestrello che canterà il suo amore fino alla morte, mette in primo piano un altro elemento fondamentale dell’opera di Brassens: il tempo.
 
Un’altra canzone in cui lo schema rimico è fedele è Il ventidue settembre (Le vingt-deux septembre); qui l’ultimo verso si ripete identico da una strofa all’altra, (con l’eccezione dell’ultima strofa, il cui ultimo verso si distingue dai precedenti). Il secondo emistichio del v. 3, che Brassens ripropone ad ogni strofa (en souvenir de vous), è leggermente variato da Chierici che si rivolge alla donna amata con un anticheggiante “Voi”. Anche in questa canzone metro e cadenza subiscono delle variazioni rispetto al francese, ma ciò non toglie nulla alla cantabilità del testo. La conclusione, significativa nell’insieme del testo, Beppe la lascia, in filigrana, a Georges, facendo intervenire la sua voce.
 
Per Chierici la fedeltà alle rime di Brassens è fondamentale e diventa il fattore determinante per il raggiungimento di una traduzione cantabile. Ne è un esempio Basta attraversare il ponte (Il suffit de passer le pont) in cui lo schema rimico è identico a quello originale e permette di superare un’imperfetta fedeltà sul piano metrico, con l’oscillazione fra novenari e decasillabi. È riscritta fedelmente la storia ed è ben ricomposta la gaia atmosfera della canzone, con il valore aggiunto, nel testo, di una frase idiomatica, nascere sotto una buona stella: Perché il nostro amore oggi è / nato sotto una buona stella (Lors, ma mi’, sans croire au danger, / Faisons mille et une gambades). Bella la sostituzione floreale della primula (la primevère), cogliendo la quale il poeta dichiara il suo amore: Je n’ai jamais aimé que vous, con un altro fiore (per altro ricorrente nel mondo di Georges), il non ti scordar di me. E il nome del fiore viene a fondersi con il messaggio d’amore. Un altro tocco di delicatezza è dato, all’ascolto, dalla presenza di una voce femminile, il che fa “materializzare” la coppia, con un dolce riferimento privato: la voce è quella di Mireille Safa, la moglie del traduttore.
 
A Parigi, canticchiare con Brassens, nel suo camerino al Bobino. E poi continuare a tradurre e cantare le sue canzoni per tutta la vita. Una esperienza che fa sognare, quella vissuta da Beppe Chierici in quel teatro che Brassens prediligeva e che lui ha potuto frequentare insieme agli amici, ammesso persino ad aiutare il suo segretario nella buca del suggeritore, assistendo ai suoi concerti da un osservatorio eccezionale. Quei testi che reggeva fra le mani per eventuali amnesie di Georges, Beppe li ha conservati ben stretti e li ha interiorizzati, per poi riprodurli, traducendoli; come dichiara: “Essere suo amico, è stata la grande avventura della mia vita! Ho avuto questa immensa fortuna e ho voluto che tanti altri conoscessero la sua poesia”. Un coinvolgimento emotivo che si trasforma in energia creativa e che, attraverso il processo di traduzione, porta al pubblico italiano le canzoni di Brassens.
 
 
Mirella Conenna

W Brassens per altri 100 anni!
Musica
Anno di pubblicazione 2021
Titolo: W Brassens per altri 100 anni!
Auore: Beppe Chierici
Elaboratore musiche: Igor Lampis
Formato: doppio CD (27 canzoni)
Prezzo: Euro 15
Codice a barre 8016670153405.
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